Dossier Aprile 2016

Inno (CFC)

Il Figlio diletto cammina per le nostre strade: sapremo seguire la sua?

La gloria umiliata, il cuore trafitto è la via: sapremo portare la croce?

Se oggi passando con cenno segreto ci chiama: sapremo donargli la vita?

O Spirito Santo, o dono che non puoi tradire: infiamma i cuori d’amore!

 

 

RIMANERE: riscoprire e valorizzare il carisma de “La Missione”

AMARE: radicalizzare il proprio impegno

PORTARE FRUTTO: concretizzare lo spirito de “La Missione”

 

  1. RIMANERE: RISCOPRIRE E VALORIZZARE IL CARISMA DE “LA MISSIONE”

 

L’Associazione “La Missione” è fondata su alcuni “pilastri” che occorre non solo garantire nel tempo, ma anche richiamare alla memoria per non rischiare di perdere la dimensione e la freschezza del carisma della missione che vi è stata data dal Signore. (cfr. Statuto …). Anzitutto La Missione si rivolge a voi, donne, facendovi riscoprire la bellezza di quello che siete e del dono che portate in voi: il dono della “verginità – feconda della Chiesa e di Maria stessa” (cfr. Vita consecrata n. 34).

La vostra vocazione si inserisce nella radicalità feconda del Battesimo e la consacrazione /scelta di vita sulla sequela del Vangelo non rimane una decisione indifferente, ma diventa responsabilità di un cammino che vi rende più consapevoli della gioia della vita cristiana. Tutto questo vi chiama ad essere “fermento” nella quotidianità: è fondamentale questo passaggio. Fermento in ogni ambiente nel quale  siete chiamate ad abitare.

Ciascuno di noi è un testimone del Signore Risorto, tuttavia la testimonianza chiama a vivere la realtà che ci circonda e nel silenzio aiuta a farci riconoscere cristiani (cfr. Atti 11,26). Sei consapevole di questa responsabilità che hai assunto con i voti e, comunque, condividi questa spiritualità?

Il Concilio ci ricorda, oltre al nascondimento, la capacità di riconoscere i germi di salvezza che ciascuno ha in sé. Anche nel vostro Statuto emerge la bellezza di aiutare ogni uomo e donna nella ricerca e nella valorizzazione della propria vocazione, che significa nient’altro se non trovare la propria felicità.

Avverti anzitutto questo come scoperta della tua felicità e, quindi, della felicità degli altri? La felicità vera è garanzia di una vita che ha incontrato Cristo e che è stato trapassato dal suo amore.

Il mondo è bello. Riscoprire e “rifondare” ogni esperienza religiosa e comunitaria /fraterna sulle orme della felicità, che è il sentimento (non sentimentalismo) che ha contraddistinto la vita stessa di Cristo, la vita delle prime comunità cristiane (“erano tutti un cuor solo e un’anima sola”).

Dalla bellezza e dalla felicità della testimonianza di ciascuno deriva, in definitiva, il culmine di un impegno concreto che descrivete così nel vostro Statuto: “dare ragione della speranza che è in noi”.

La speranza è ciò che dà forza e creatività ad ogni esistenza e, ancora più in profondità, ad ogni missione cristiana. La speranza non si limita al mero ottimismo di un domani più felice di oggi, basato su nostalgiche ricerche di benessere che sono irrealizzabili. Al contrario, la speranza è una certezza che già nell’oggi di ciascuno si realizza, perché fa sperimentare la compagnia del Cristo, unica fonte della speranza, rendendo altresì possibile la capacità di scegliere il bene, di saperlo custodire ed accrescere in noi così come negli altri. La speranza provoca, alimenta e feconda la santità non dei grandi avvenimenti, ma della quotidianità dimenticata, della quotidianità quasi vissuta apaticamente.

Nella Parola di Dio (Proverbi 8,22-31; 9, 1-6)) la Sapienza creata da Dio, che, radicata in Lui, diventa artefice del bene. Il gioco nella Scrittura non è banalizzazione ma  compimento di vita, tanto che è lei stessa a divenire immagine del Creatore (ospitale, architetto, che imbandisce la tavola – massimo della laboriosità!).

C’è da chiedersi se il proprio lavoro quotidiano è ispirato dall’incontro autentico con Dio? Se la propria laboriosità diventa un modo per “creare” (intessere relazioni, andare incontro agli altri nelle difficoltà e in ogni situazione)?

 

 

  1. AMARE PER RADICALIZZARE IL PROPRIO IMPEGNO

L’Associazione “La Missione” pone questo verbo come obiettivo concreto per vivere la spiritualità. Infatti, l’amore, così come è scritto nello Statuto, si declina:

  1. Nell’impegno ad accostarsi alle famiglie, a quelle giovani…
  2. Curare la crescita dei bambini
  3. Facilitare l’integrazione di bimbi e giovani
  4. Porre attenzione alle nuove povertà
  5. Promuovere percorsi di formazione e ricerca vocazionale.

In questo senso l’amore non rimane una realtà astratta e avulsa dai contesti in cui ogni uomo e donna è chiamato a trovarsi nella propria quotidianità.

Tuttavia, questo è possibile viverlo se alla base ( e quindi interiormente al vostro carisma di donne consacrate e amiche ne “La Missione”) c’è la bellezza di una condivisione.

Mi spiego, ponendovi davanti ad una riflessione indispensabile: il Concilio mette in evidenza come la vera carità, il vero amore che costruisce ponti, relazioni, rinnova la vita di chi ci circonda, riceve consistenza dalla vita fraterna e di comunione. Questo aspetto che non è da considerare secondario è il vero motore del vostro itinerario di vita umana-religiosa: ogni uomo e donna è creato da Dio non per vivere da isolato, ma per essere in comunione con Dio e con il “mondo” intero. È importante non trascurare la cura anzitutto di condividere un ideale di vita, un progetto, un fondamentale amore: Dio! Queste giornate di spiritualità che stiamo vivendo sono una modalità per crescere nella comunione e nella stima reciproca, sapendo altresì vivere insieme: è una sfida grande che ogni consacrata (alla vita laicale, religiosa, matrimoniale e presbiterale) sa di dover affrontare per avvertire la concretezza di un Dio – Incarnato in noi e in mezzo a noi. In questa maniera Dio si rende più visibile. Crediamo a questa Parola? “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome (nel matrimonio, nella vita religiosa…), lì ci sono io…” (cfr. Matteo 18, 20). Così la vita di ciascuno di noi si radicalizza nel vero Bene, che ci rende come Dio e ci fa essere nel mondo fermento di Dio per la vita di ogni fratello e sorella.

Dunque, l’Amore, che si inserisce in uno stile di vita e non solamente come ideale di consacrazione, riceve il suo sigillo di verità e di autenticità nelle attenzioni concrete che vi siete proposte. Ed è importante, quindi, che partendo dalla radice della vostra vocazione, possiate aprire lo sguardo e il cuore a quelle situazioni e realtà che non solo vi siete prefissate di voler servire, ma anche di quelle nuove “povertà” che oggi stanno emergendo (divorziati, gender, omosessualità…). Amore, pertanto, può significare nella vostra condizione di vita un’incarnazione nella vostra fraternità e un prendersi cura di quegli uomini e donne che cercano, quasi ansimando, un volto di Dio-Misericordia che va incontro alle necessità, guarisce e responsabilizza quanti sono nella necessità e in situazioni di disagio, ma che cercano una speranza! La speranza diviene la meta verso cui far tendere la vocazione di ciascuno di voi, ma anche l’esistenza degli uomini e donne di oggi che ne hanno perso il senso; oggi si parla di ottimismo, di una risposta immediata che dia quel sollievo breve e fruibile nell’imminenza di un attimo, senza più avere la capacità di gustare il tempo della calma e della speranza, che richiede attesa e capacità di saper leggere i segni del passaggio di Dio oggi e non domani, la compagnia di un Dio – Incarnato nella mia vita di oggi (piena di gioia immensa, ma anche cosparsa di fatiche e di peccato…).

Essere mistica presenza del Signore Risorto: questo è vivere l’Amore in unione fraterna e di comunione reciproca.

L’icona biblica, cui possiamo riferirci, è quella della prima comunità cristiana come è espressa in Atti 2, 42-47: lo spessore della comunità è dato dallo stare insieme.

 

 

  1. PORTARE FRUTTO PER CONCRETIZZARE LO SPIRITO DE “LA MISSIONE”

Quest’ultima riflessione diviene un momento per ripartire da questi giorni con dei punti fermi e delle prospettive che guardino al futuro de “La Missione”. Concretizzare dunque lo spirito de “La Missione” significa, mettere in pratica quanto ci siamo detti nelle scorse riflessioni e anche guardare alla vostra spiritualità profonda. Per scoprire e rendere attuabile il futuro occorre, infatti, porsi in maniera seria a ripensare alle proprie radici. Voi siete chiamate ad essere profezia della storia (Vita Consecrata n. 84). Essere profeti non significa indagare sulle questioni sociologiche, nè muovere “arsenali” di ideologie, pensando di essere migliori di altri; ma ricercare la volontà di Dio, fare comunione ecclesiale, esercizio del discernimento spirituale, amore per la verità, denuncia di quanto è contrario al volere divino ed esplorazione di vie nuove per attuare il Vangelo nella storia.

Sono concretizzazioni che fanno parte del vivere la spiritualità de “La Missione”: ovvero sono espressioni di passione a Dio e agli uomini che non può esulare dalla vostra consacrazione. La celebrazione dei sacramenti, della Liturgia delle Ore e delle altre forme di preghiera a voi affidate non avrebbero senso (queste celebrazioni hanno il loro senso in se stesse…) se non fruttificassero in attenzione all’oggi in cui Dio si incarna a fare la sua tenda in mezzo a noi… Per queste ragioni è importante sapere coniugare la vita di ogni giorno con il vostro essere persone di Dio, dove quel “di Dio” non è una giustapposizione ma è l’essenziale della vostra vita! La spiritualità che vi contraddistingue nell’essere donne profondamente immerse nello Spirito Santo vi chiede altresì di aprire la vita e il cuore agli uomini e alle donne di oggi, che amano cercare via migliore per il loro benessere. Tuttavia, la proposta che voi siete per e nel mondo di oggi non è come le altre: la vostra vita consacrata ha dei valori e delle sfide in cui credere e per le quali spendere le energie. I voti che alcune tra di voi emettono sono il fondamento e la garanzia di ogni azione e missione che ciascuna di voi compie: saper rimanere fedeli a questa vocazione è saper dare un’alternativa semplice a quanti incontrate nei cammini quotidiani di apostolato. Pertanto, porterete frutto e farete fruttificare “La Missione” stessa se per prime sapete gioire di ciò che Dio stesso ha posto nelle vostre mani e nelle vostre vite di donne consacrate in ogni ambito dell’esistenza umana. Ciò che voi fate nella quotidianità di sempre è il frutto bello di fatica che ha il sapore dell’amore e della cura, che sono le caratteristiche proprie di Dio stesso.

Amate ciò che siete e ciò che fate, perché è di qua che ciascuna vedrà germogliare quel frutto che dona gioia e speranza di vita ad ogni uomo e donna di questo tempo. “Voi siete divenuti Cristo”: che bello essere coscienti di questa dignità e saperne fare dono a quanti ci sono accanto, perché questa è la vocazione di ciascuno e di tutti!